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I sogni sul “campo”

  • Davide Schiffer
Part of the I blu book series (BLU)

Riassunto

Non so quanti cervelli umani, di cane, di gatto, di scimmia, di ratto, di topo, di bovini, di suini, di pecora, di cavia, di oca ho visto nella mia carriera. Migliaia. Non ho tenuto il conto. Andavo regolarmente nel Dipartimento di Patologia alle autopsie dei pazienti neurologici deceduti a discutere i reperti con i miei amici patologi. Il momento dell’autopsia in cui il cervello viene estratto dalla cavità cranica è sempre stato per me occasione di raccoglimento, di intensa emozione, di pietà.Vedere l’organo, di colore sui generis, adagiato sul palmo della mano del patologo, inerte e spento, dopo essere stato, lui, per una vita la persona che giaceva in quel momento sul tavolo settorio, mette l’osservatore a confronto con i problemi della morte, dell’universo, della mente, di Dio, dell’essenza della persona umana. Tutta quella ricchezza di strutture macroscopiche, microscopiche a vari livelli di grandezza, molecolari, chimiche, etc., che portano accumulata una lunga esperienza e che hanno contenuto idee, pensieri, sentimenti ed emozioni, che hanno dato vita a quegli occhi adesso spenti e velati e azione a quelle membra immobili e rigide, non c’è più. O meglio, non è più attiva. Mi sono spesso chiesto se nel momento in cui l’individuo muore, visto che poi all’esame istologico-molecolare le varie strutture rimangono visibili, i pensieri e i sentimenti che si sono generati nei neuroni e nelle sinapsi svaniscono o vi rimangono racchiusi come immobilizzati, tanto da poter essere visti non dico al microscopio ma con qualche mezzo che il progresso scientifico ci fornirà.

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Copyright information

© Springer-Verlag Italia 2011

Authors and Affiliations

  • Davide Schiffer
    • 1
  1. 1.Dipartimento di Neuro-oncologiaUniversità di TorinoItaly

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