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La patologia dei tumori come base fondamentale per neurochirurghi e neuro-oncologi

  • Davide Schiffer
Part of the I blu book series (BLU)

Riassunto

Nel campo dei tumori cerebrali si svolge un gioco a quattro fra neurochirurgo, neuropatologo o patologo, neuro-oncologo e neuroradiologo. Le tecniche chirurgiche sono cambiate nel tempo e così quelle di neuroradiologia (Risonanza Magnetica funzionale, a diffusione, a più di 1, 5 Tesla, spettroscopia, angiografia, etc.) che hanno consentito diagnosi più precoci. Giungono al tavolo operatorio tumori più piccoli e si cerca di salvaguardare di più il tessuto sano. Anche per le modalità tecniche di asportazione del tumore, la quota di tessuto che giunge al patologo è nettamente diminuita rispetto a un tempo. Come ho già detto nel capitolo “L’attenzione”, non è raro il caso in cui questa quota non sia rappresentativa del tumore e il patologo debba utilizzare per la diagnosi elementi estranei alla patologia, come per esempio l’aspetto macroscopico fornito dal neurochirurgo e soprattutto quello neuroradiologico, e fornire al neurochirurgo formule diagnostiche interlocutorie. L’etichetta diagnostica del patologo diventa non più trasferibile direttamente alla terapia, ma dev’essere mediata. Spesso il patologo si sente in obbligo di informare il neurochirurgo su quale sia l’interpretazione da dare alla sua risposta. Molto meglio sarebbe se il neurochirurgo conoscesse a fondo la dinamica biologica dei tumori per interpretare la diagnosi fornitagli dal patologo. Questo vale anche per il neuroradiologo e per il neuro-oncologo. Ma, è sempre così? Capita che la preparazione biologica sui tumori lasci a desiderare. Nella mia esperienza ne ho conosciuti più d’uno che hanno regolarmente studiato al microscopio i tumori da loro operati.

Copyright information

© Springer-Verlag Italia 2011

Authors and Affiliations

  • Davide Schiffer
    • 1
  1. 1.Dipartimento di Neuro-oncologiaUniversità di TorinoItaly

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